Le politiche di sostegno alle imprese nell’ambito Industria 4.0 sono attive da anni, nonostante vari cambi di nome (“Piano Industria 4.0”, poi “Piano Impresa 4.0” ed oggi “Piano Transizione 4.0”). Gli incentivi sotto forma di credito di imposta sono sempre stati largamente apprezzati dalle aziende, complici anche le aliquote molto favorevoli che hanno permesso alle imprese di investire in digitalizzazione ed innovazione acquisendo nuovi macchinari e software.

Come previsto dal Piano, a partire dal 2023 si è passati ad una nuova fase, che ha visto le aliquote dimezzarsi rispetto all’impianto precedente. Ma nel frattempo, si è iniziato a pensare ad un nuovo capitolo della politica industriale del nostro Paese: il Piano Transizione 5.0. Ma che cosa si intende per Industria 5.0? Come si configurano questi nuovi incentivi, e come accedervi? Tutte le risposte in questa guida.

Industria 5.0: cos’è

Il termine e la definizione di “Industria 5.0” si trovano rapporto della Commissione Europea “Industry 5.0 – Towards a sustainable, human-centric and resilient European industry” del 5 gennaio 2021. Il documento delinea una visione di industria di più ampio respiro, che si muove oltre i principi di efficienza e produttività. In particolare, i principi fondamentali sono tre:

  • Sostenibilità: integrare i concetti dell’Industria 4.0 con modelli di sviluppo sostenibile per l’ambiente. Sviluppare sistemi di produzione basati su energie rinnovabili e rispettare i limiti del pianeta.
  • Umanocentricità: il benessere del lavoratore è centrale. È la tecnologia a dover essere al servizio dell’uomo e non il contrario.
  • Resilienza: garantire la capacità delle imprese di resistere e adattarsi ai cambiamenti, siano essi geopolitici o naturali.

Il Piano Transizione 5.0

Come ci siamo arrivati

Il Piano Transizione 5.0 si è fatto attendere. Già nel 2022 si era iniziato a parlare di come dare seguito al Piano Industria 4.0 cercando di tornare a proporre aliquote allettanti: per il triennio successivo 2023-2025, infatti, ne era previsto il dimezzamento. Invece del mantenimento delle stesse condizioni, tuttavia, si è iniziato a pensare ad un nuovo modello di politica di sostegno alla digitalizzazione delle imprese, focalizzato maggiormente sulla sostenibilità e con un’impostazione molto diversa rispetto al precedente. Bisogna anche sottolineare che uno dei problemi di un’ipotetica proroga del precedento impianto di aliquote riguardava il reperimento dei fondi: per il biennio 2021-2022 le risorse erano arrivate grazie al PNRR, ma nel 2023 il finanziamento prevedeva l’utilizzo di fondi esclusivamente nazionali, e perciò ridotti. Come continuare a garantire il finanziamento alle imprese?

La risposta è arrivata grazie al via libera della Commissione Europea all’utilizzo, da parte dell’Italia, dei fondi provenienti dal programma RePower EU. Questo piano, ideato in risposta alla crisi energetica dovuta all’invasione russa in Ucraina, ha come scopo la trasformazione del sistema energetico europeo: si incentra quindi sul risparmio energetico, sulla sostenibilità e sulla produzione di energia pulita. I fondi da qui derivati (6,3 miliardi di euro per il biennio 2024-2025) andranno dunque a finanziare le nuove misure a sostegno degli investimenti e della digitalizzazione delle imprese italiane, affiancandoli, però, all’efficientamento energetico: nasce così il Piano Transizione 5.0. Altri 6,4 miliardi, già previsti dalla legge di bilancio, saranno a disposizione per il Piano Transizione 4.0.

Per tutto il 2023 abbiamo sentito parlare di “Industria 5.0” solo tramite indiscrezioni che cercavano di anticipare le intenzioni del governo. Poi, nel marzo 2024 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge 2 marzo 2024, n. 19 “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)” che, all’articolo 38, contiene il testo definitivo del piano Transizione 5.0.

Il decreto attuativo è finalmente arrivato il 24 luglio 2024. Nel documento, sono state definite le modalità di fruizione del credito d’imposta 5.0, in che misura è possibile  beneficiarne, come accedere all’agevolazione e qual è la documentazione necessaria. 

A partire dal 7 agosto 2024, il Piano Transizione 5.0 ha preso ufficialmente il via: è stata infatti attivata la piattaforma per la prenotazione degli incentivi sul sito del GSE, l’ente incaricato della gestione delle agevolazioni per conto del Ministero. La pagina web, previo accesso attraverso SPID, guiderà le imprese nell’adempiere correttamente agli oneri documentali previsti dal decreto.

Infine, il 16 agosto è stata pubblicata sul sito del Mimit la circolare operativa che definisce le linee guida per l’implementazione del Piano.

Investimenti ammissibili e chi può usufruire del credito di imposta 5.0

Che cosa finanzia il Piano Transizione 5.0? La misura sostiene il processo di trasformazione digitale ed energetica delle imprese. Possono beneficiare del credito di imposta tutte le imprese aventi sede in Italia che, tra il 1° gennaio 2024 ed il 31 dicembre 2025, effettueranno investimenti volti a migliorare la propria efficienza energetica. Gli oneri documentali potranno essere completati entro il 28 febbraio 2026.

Cosa fare per ottenere il contributo:

  • Investire in beni materiali funzionali alla transizione tecnologica e digitale o immateriali (come i software che garantiscono la raccolta, l’elaborazione dei dati e il monitoraggio continuo dei consumi) secondo quanto previsto dagli allegati A e B del piano Transizione 4.0
  • Attestare che l’investimento effettuato porti ad una riduzione dei consumi energetici
  • Quantificare il risparmio energetico: per accedere al credito di imposta Industria 5.0, il risparmio deve essere almeno del 3% sull’intera struttura produttiva oppure almeno del 5% se calcolato sui singoli processi di produzione.

Concorrono alla base di calcolo del credito d’imposta anche le spese relative alla formazione del personale nell’ambito di competenze utili alla transizione dei processi produttivi (nel limite del 10% degli investimenti effettuati nei beni strumentali).

Documentazione necessaria all’ottenimento del credito di imposta 5.0

Un aspetto di novità, e senza dubbio complicato, riguarda la documentazione da presentare per ottenere il credito di imposta Industria 5.0. Ci sono infatti dei documenti che andranno prodotti prima di effettuare l’investimento (ex ante) e altri da fornire successivamente (ex post). Entra in scena anche un nuovo attore, il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che avrà il compito di ricevere e validare la documentazione prodotta nelle diverse fasi della certificazione e che comunicherà direttamente con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con l’Agenzia delle Entrate.

Documentazione preventiva (ex ante):

  • Certificazione che attesti la percentuale di risparmio energetico ottenibile attraverso l’investimento Industria 5.0, rilasciata da un professionista indipendente (EGE, ESCo, ingegnere, perito ecc.).
  • Comunicazione al GSE per la “prenotazione” dell’incentivo.

Durante il processo di investimento:

  • Comunicazione al GSE sull’avanzamento del progetto.

Documentazione consuntiva (ex post):

  • Certificazione di attestazione del risparmio energetico ottenuto, rilasciata da professionista indipendente. A questo proposito, è importante sapere che non saranno riconosciuti incrementi di efficienza energetica superiori rispetto a quelli preventivati nella certificazione ex ante.
  • Comunicazione al GSE per richiedere l’effettiva fruizione dell’agevolazione.
  • Attestazione avvenuta interconnessione.
  • Documentazione contabile relativa alla spesa effettuata.
  • Certificazione dei revisori dei conti.

A questo proposito la normativa agevola ulteriormente le PMI, consentendo di aggiungere al credito d’imposta:

  • Fino a € 10.000 a supporto dei costi sostenuti per le consulenze tecniche e le certificazioni.
  • Fino a € 5.000 per la certificazione contabile delle imprese senza obbligo di revisione dei conti.

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Industria 5.0: Incentivi e Aliquote al 2025

Il Piano Transizione 5.0 si compone di 9 differenti aliquote di credito di imposta, che variano in base alla percentuale di risparmio energetico ottenuto.

Se il risparmio energetico è almeno del 3% (sull’unità produttiva) o del 5% (sui processi):

  • 35% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 15% per investimenti compresi tra 2,5 e 10 milioni di euro
  • 5% oltre i 10 milioni di euro

Se il risparmio energetico è superiore al 6% (sull’unità produttiva) o al 10% (sui processi) le aliquote si alzano:

  • 40% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 20% per investimenti compresi tra 2,5 e 10 milioni di euro
  • 10% oltre i 10 milioni di euro

Ancora più alte se il risparmio energetico è superiore al 10% (sull’unità produttiva) o al 15% (sui processi):

  • 45% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 25% per investimenti compresi tra 2,5 e 10 milioni di euro
  • 15% oltre i 10 milioni di euro
Aliquote incentivi Industria 5.0

Come calcolare il risparmio energetico

Nella circolare del 16 agosto 2024, vengono descritti quattro scenari utili per capire come determinare il risparmio energetico da calcolare nella fase ex ante. In questa situazione,

“le prestazioni energetiche sono calcolate sulla base di una misurazione, o di una stima, operata attraverso l’analisi dei carichi energetici basata su dati tracciabili dei consumi energetici relativi all’esercizio precedente la data di avvio della realizzazione del progetto”.

In particolare:

  • Imprese attive e costituite da più di 12 mesi: le prestazioni vanno calcolate sulla base dei dati relativi ai consumi energetici dell’esercizio precedente la data di avvio del progetto Industria 5.0. Qualora questi dati non siano disponibili, le prestazioni energetiche andranno determinate attraverso una stima basata sull’analisi dei carichi energetici (da effettuarsi tramite analisi di mercato, schede tecniche eccetera).
  • Imprese attive costituite da almeno 6 mesi e per un periodo inferiore a 12 mesi: le prestazioni energetiche vanno determinate sulla base dei dati disponibili, da riproporzionare poi sull’intera annualità.
  • Imprese di nuova costituzione (< 6 mesi): i consumi energetici vanno determinati tramite
    1. la configurazione di uno scenario controfattuale individuando, rispetto a ciascun investimento del Piano Transizione 5.0, almeno tre beni alternativi disponibili sul mercato nei cinque anni precedenti alla data di avvio del progetto di innovazione.
    2. la determinazione della media dei consumi energetici medi annui dei beni alternativi individuati per ciascun investimento sulla base di quanto previsto al punto 1.
    3. la determinazione del consumo della struttura produttiva ovvero del processo interessato dall’investimento come somma dei consumi di cui al punto 2.

E l’Industria 4.0?

In tutto ciò, che fine ha fatto l’Industria 4.0? È un paradigma che è stato completamente sostituito dall’Industria 5.0? Tutt’altro! I due concetti non entrano in conflitto: possiamo considerare il 5.0 come complementare al 4.0. Questo aspetto si ritrova anche nel nuovo Piano governativo: per le aziende che non vogliono o possono accedere al 5.0, ci sarà la possibilità di accedere ancora al solo Piano 4.0, con le stesse aliquote e con gli stessi termini già previsti nel 2023. Perciò:

  • Quando l’investimento porta ad un efficientamento energetico, si rientra nel Piano Transizione 5.0 (e quindi alla relativa documentazione, sistema di aliquote, tempistiche ecc.)
  • Se invece il risparmio energetico non è previsto, o non raggiunge le soglie minime, l’acquisto del bene rientra nelle modalità del vecchio Piano Transizione 4.0, sempre con l’obbligo di attestazione dell’interconnessione.

Software Industria 5.0

Merlin Connect è il software in cloud che si occupa di interconnessione dei macchinari in ottica 4.0 e 5.0. Grazie alle sue funzionalità, legge e registra tutti i dati di lavorazione delle macchine (tempistiche, errori, allarmi, numero di pezzi, programmi, commesse eccetera), dando anche la possibilità all’utilizzatore di inviare comandi da remoto, sviluppando così l’interconnessione “bidirezionale” di cui la normativa 4.0 parla.

Non solo: Merlin Connect si presenta anche come software Industria 5.0, in quanto prevede la funzionalità “Consumi”, specifica per il monitoraggio dei consumi dei macchinari. I dati, infatti, vengono registrati all’interno della piattaforma cloud e restituiti sotto forma di tabelle e grafici, permettendo quindi il monitoraggio costante dei consumi energetici e di ottenere uno storico utili per la certificazione ex post.

Come possiamo supportarti

Se sei in cerca del giusto partner per avviare i tuoi progetti di Industria 4.0 e 5.0, puoi rivolgerti a noi. Grazie a Merlin Connect abbiamo interconnesso centinaia di macchinari di qualsiasi tipologia e di qualsiasi settore merceologico. Grazie alla collaborazione con partner certificati, possiamo supportarti anche dal punto di vista normativo e consigliarti i giusti professionisti per portare a termine con successo i tuoi investimenti.

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